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Gen, 2018

Il negozio Guenzati di Milano dovrebbe chiudere?

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Il 9 gennaio “La Repubblica” ha pubblicato (pag. XI della cronaca di Milano) un articolo che si apre con un mio aneddoto…. Sono in difesa del negozio Guenzati, fondato nel 1768. E che invece a fine maggio ha il contratto in scadenza, non più rinnovabile, e quindi se ne dovrebbe andare via. Ad oggi, non è stata trovata una soluzione ragionevole. Dove per “ragionevole” si intende la soddisfazione di tutte le parti interessate. Tra cui, oltre alla proprietà dell’immobile (Assicurazioni Generali), oltre alla proprietà del negozio (Vittorio e Luigi Ragno) vi sono: i clienti del negozio, e la stessa “comunità” di Milano. Indipendentemente dall’essere o meno un cliente, appare palese che la cancellazione di un negozio storico (direi “IL negozio storico”, essendo la più antica “bottega” di Milano) della Città rappresenta un impoverimento della metropoli meneghina. Lo capiscono anche i ragazzini. Il Guenzati, in questo senso, non è quindi solo un negozio, ma il simbolo stesso della continuità, della tradizione.

Io non desidero che Milano (ma nemmeno altre nostre città) perdano la loro specificità, vengano omologate attraverso vetrine dei soliti marchi che ti ritrovi in tutti gli aeroporti e shopping mall da occidente a oriente; non desidero che si perdano (come ogni giorno accade) che chiudano negozi storici e si perdano mestieri (tra l’altro richiesti; un esempio: la bottega di cappellaio di Lorenzo Borghi, in via dei Piatti che ha i mesi contati….)

Quando ho deciso di aderire alle manifestazioni di affetto per il Guenzati (prima con la firma dell’iniziativa promossa dal FAI, ora con la firma della petizione presente su Change.org) ho deciso anche che mi sarei mosso su tre filoni:

  • Il primo: il contatto con il Sindaco Sala, proprio in quanto Primo Cittadino che dovrebbe rappresentare una delle “parti interessate”. Gli ho scritto chiedendo il contributo del Comune, contributo fattivo, ma che nn significava denaro; non mi ha risposto. Luigi Guenzati mi ha più volte detto che la Pubblica Amministrazione niente ha fatto (ma in altre sedi sembra che voglia promuovere le “Botteghe storiche”, e allora appare evidente la contraddizione). Oggi leggo su Repubblica che dall’Assessorato al Commercio “chiariscono che il Comune non può intervenire in un contratto tra privati e che nei mesi scorsi hanno recapitato una lettera a Generali Real Estate: <<Abbiamo tentato con la moral suasion ma non è servito a molto>>”. Caspita! Una lettera! Magari invece provare ad aprire un tavolo di confronto?
  • Il secondo: il contatto con Generali Real Estate, nella persona del suo AD e Direttore Generale Aldo Mazzocco. Gli ho inviato una mail proponendo di valutare la cosa in questo modo: Un Grande Hotel ha sempre uno o più negozi interni; normalmente i clienti dell’albergo accedono dalla hall e hanno magari degli sconti. E perché non fare in modo che il Guenzati diventi uno di questi negozi? Si immagina il portiere che Le dice: “Ha la possibilità di visitare il negozio più antico di Milano…è li dal 1768! Ed è una nostra esclusiva….” I clienti probabilmente ne sarebbero entusiasti, stupiti di entrare in un negozio così antico, ma con prodotti internazionali. Ci sono problemi di sicurezza? È possibile. Entrando dalla via Mercanti NON si deve – ovviamente – poter accedere all’interno dell’Albergo. Giusto. Ma si tratta di cosa risolvibile…. Altro problema: il negozio non è “nelle corde” della tipologia di albergo che si intende realizzare. Ok… Ma basta che dal lato della hall le vetrine si presentino in modo più consono al tono dell’albergo. Del resto non si può dire che il Guenzati non abbia merce di ispirazione internazionale…. Ancora: la collocazione del negozio è tale per cui non è possibile questa soluzione. È del tutto ovvio che proporre agli attuali gestori uno spostamento di pochi metri sarebbe più che accettabile. Quali altri problemi intravvede? Spero che non si parli di superficie… sono ca. 130 mq, after all.

La risposta non si è fatta attendere e ne sono ben lieto. Dal momento che però essa è stata “Confidenziale”, non posso diffonderla; tuttavia il senso era nella direzione di assicurare di esaminare il problema per trovare la migliore soluzione, che (ovviamente) possa comunque permettere l’ammodernamento dell’immobile. Non sono mancate vene polemiche, che in questi casi sono (mi pare) “normali”, ma terminava con un incoraggiante “Ma non fa nulla. Ricominciamo daccapo.” Mi è piaciuta. Speriamo abbia un seguito.

  • Il terzo: ho scritto un romanzo giallo-storico. Era già nell’aria da tempo (“Giallo carbone”) in cui Giuseppe Guenzati, colui che fece diventare famosa la bottega negli anni ’40 dell’800, collabora con il commissario Ulisse Zecchini (veramente esistito) per risolvere un caso di omicidio.

Come dice un’antica storia africana, per spegnere un incendio, tutti devono fare qualcosa: dal piccolo colibrì (che piò solo portare una goccia d’acqua per volta) all’elefante (che nella proboscide di acqua ne nasconde in gran quantità). Il mio ruolo di colibrì lo sto facendo. E voi?

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