Biografia

Sono nato a Novara nel lontano 31 maggio 1948 (col forcipe…una volta si usava!), ho passato la mia infanzia a Stresa (ma non me la sono davvero goduta…d’estate lavoravo!…e ringrazio ancora papà e mamma per avermi messo su quella strada). Il paesaggio che si gode da Stresa è meraviglioso e ancora adesso quando (raramente) ci torno, benché sia ovviamente familiare, non mi stanca e ne godo.

Mio padre era il Comandante dei Vigili Urbani, come si diceva una volta e mi raccontava episodi tipici…. Dalle telefonate per far tacere il cane dei vicini, fino agli interventi per far abbattere gli alberi che sporgevano le loro eccessive chiome sulla strada…con relativo tentativo di estrema difesa da parte di proprietari armati di scure e intenzionati all’estrema difesa del vegetale. Una volta abbattuto, la maggior parte delle volte l’albero si dimostrava malato e cavo, in pericolo di caduta. La cosa finiva invariabilmente in osteria con una bevuta tutti insieme: proprietario finalmente chetato, operai del comune, vicini accorsi e vigili.

Aveva combattuto nella Seconda Guerra, mio padre, ed era finito prigioniero degli inglesi a Lampedusa, con tanto di Onore delle Armi. “Ho cominciato a capire cosa era la vita da quando mi hanno fatto prigioniero”, mi diceva sempre.

Tra luglio e agosto spesso venivano vigili di rinforzo da Milano (Stresa d’estate passava dai 5.000 ai 20.000 abitanti) con relative famiglie. E per me era strano vedere l’uniforme dei “ghisa” a Stresa. Milano per me era un mito. Per parecchi volte mio papà mi ha portato a  “Vedere la Fiera Campionaria”…per me una gioia massima!

Da ragazzino, avevo iniziato la collezione di francobolli, poi interrotta….neanche un “Gronchi rosa”! Mi entusiasmavano i francobolli degli Stati pre-unitari; mi sono incuriosito e poi sono riuscito ad approfondire la nostra storia più recente attraverso i francobolli della Repubblica Sociale Italiana, altri con la sovrastampa AMG VG, quelli delle serie “Imperiale” e “Democratica”.

Poi mi appassionai di automobili. Leggevo avidamente Quattroruote, con mia mamma buonanima che non voleva che io spendessi soldi per quella rivista “che non serve a niente”!

E poi fu la volta delle riprese cine…quando ancora per vedere il risultato dovevi aspettare settimane…. Credo di avere ancora un film 8 mm (non super-otto) che illustra Verona, una città che mi aveva conquistato…a 15 anni. Invece quello delle riprese fatte in Inghilterra (“Che ne sai tu di un viaggio in Inghilterra…”) l’ho fatto digitalizzare. Vi si vedono le mitiche minigonne (che facevano voltare tutti i ragazzi…italiani e non solo) e i bobby. La fotografia mi è rimasta come hobby per tanti anni, grazie anche ad amici come Oscar, Franco e Mario (che belle domeniche pomeriggio passate in camera oscura mentre le mogli chiacchieravano!).

La gioventù invece l’ho passata in gran parte a Milano, come studente di una Scuola particolare: l’Istituto di Tecnologie Industriali e Meccaniche, aggregato alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico. Tanti nuovi amici, alcuni dei quali se ne sono già andati…il fascino della grande città, (che fino ad allora avevo visto solo in occasione della mitica Fiera Campionaria) i Gufi…per chi se li ricorda. Pochi grilli per la testa, ma era il ’68 e io avevo 20 anni: tatzebao, manifestazioni,… niente di grave, ma comunque a sufficienza per farmi chiamare alla Stazione dei Carabinieri di Stresa quando, anni dopo, ricevetti la nomina a Ufficiale. Sono fiero di aver servito nell’Esercito in qualità di Sottotenente di Artiglieria (alla mitica Caserma Perrucchetti…quella coi pezzi da 75 ippotrainati).

Nella metropoli meneghina ho conosciuto Cecilia, diventata poi mia moglie. Sono orgoglioso di aver sposato Cecilia, ex (stupenda!) docente nelle Scuola Elementare (adesso si dice “Scuola Primaria”…sigh!). Cecilia ha meravigliosamente (avverbio impegnativo, ma assicuro reale) organizzato per quasi 20 anni una vera e propria stagione musicale e di intrattenimento per i degenti in tutti i siti dell’Ospedale di Legnano. Da invidiarla. Anzi: da copiarla: adesso molti Ospedali lo fanno, ma Cecilia, oltre che la prima a farlo in Italia, organizzava vere “stagioni” di eventi, non eventi “one shot”. Ancora adesso la cercano!

Abbiamo due figli: Greta, chirurgo (di quelli che davvero ti mettono i ferri dentro. Greta ha 4 figli…mi dice che sono quardrisnonno!!) e Pietro, film maker (soprannome: Peter Spielberg!) e Cantautore (album: Canzoni sovrappensiero).

Honeywell Information Systems Italia: per oltre 20 anni ho lavorato in questa azienda (con diverse ragioni sociali…fino a Bull), un po’ a Pregnana, un po’ a Caluso. Una azienda che ha costituito – mai replicata – l’unica realtà nel nostro Paese che disponeva dell’intero ciclo industriale – ricerca, progettazione, sviluppo, marketing, produzione, vendita e assistenza nel settore dell’Information Technology: hardware, software e servizi, sviluppando competenze ancora oggi utilizzabili a scopi sociali.

Ho imparato molto in quegli anni. E ancora adesso, da consulente, posso dire che sto sfruttando i “fondamentali” acquisiti. Dal 1998 opero come Consulente ed Auditor per un Organismo di Certificazione. Pozzo di Miele (www.pozzodimiele.it): è la traduzione di Honeywell; con altri ex colleghi abbiamo fondato una Associazione con questo nome, per ricordare e fare.

Sono stato in molte parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti; ci sono tornato anche per una vacanza con Cecilia per visitare i parchi dello Utah. La cosa che mia colpito di più tra le mille che ho visto? I colibrì liberi.

Ho conseguito il titolo (beninteso: non riconosciuto!) di Ethics Officer frequentando un corso con Assoetica e sostenendo un esame finale; un’esperienza profonda, intensa. Francesco Varanini (www.francescovaranini.it ) e Bruno Bonsignore, purtroppo oggi scomparso, sono stati miei mentori.

E lo scrittore? È “venuto fuori” dopo, quando mi sono appassionato soprattutto alla Storia del Risorgimento, studiando la quale si capisce molto del nostro sfortunato e stupendo Paese. Ho iniziato a studiare la Storia del Risorgimento verso i miei 50 anni.

Abito Magenta, quella della battaglia; mi sono incuriosito dalla vicenda del piccolo Museo della Battaglia di Magenta i cui reperti sembravano essere stati trasferiti nel più importante Museo del Risorgimento di Milano (allora ospitato al Castello), nel 1924; tra di essi risultava la bellissima spada del Generale francese Espinasse, morto nelle ultime fasi della famosa battaglia del 4 giugno 1859. All’inseguimento di quella spada, con l’aiuto del vice Direttore del Museo del Risorgimento di Milano Danilo Massagrande, constatai che negli anni 20 del ‘900 non risultava alcun trasferimento di reperti da Magenta a Milano. Fine della ricerca. Forse, come si dice in fisica, la spada è “sublimata”!

Ma a quel punto la curiosità circa la battaglia mi ha spinto alla frequentazione della Biblioteca del Museo, dove ho approfondito l’evento bellico, scrivendo (per me) una dettagliata descrizione derivata esclusivamente da documenti coevi, ufficiali e non. Vengo però subito dopo rapito dalla romantica e avvincente storia degli avvenimenti del periodo di “preparazione”, quel decennio che va dal 1848 al 1859, anno quest’ultimo nel quale finalmente la Lombardia è liberata dagli Austriaci, che non vi fecero più ritorno, e in una Milano in tripudio entrano trionfanti Napoleone III e Vittorio Emanuele II a capo delle truppe franco-piemontesi.

Io credo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, abbia sognato di vivere in un’altra epoca, un altro momento storico. Magari tra gli Egizi, nella Roma Imperiale, nella Firenze del Rinascimento, a bordo della Santa Maria durante la traversata di un mare che non finiva mai; io sognavo (ancora adesso sogno) di vivere nel Risorgimento. E mi chiedo se le avventure di quell’epoca potrebbero essere raccontate sotto forma romanzata. Decido allora di provarci, di scrivere un romanzo, adottando il motto (di Alessandro Barbero): Levate la polvere alla storia e vi divertirete. Niente di più vero!

Ma non solo di storia…. Chi avrà voglia e curiosità di seguirmi, vedrà.

Una citazione dotta, nientemeno che di Umberto Eco:

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

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